XXXVI. FINALMENTE PINOCCHIO CESSA D’ESSERE UN BURATTINO E DIVENTA UN RAGAZZO (o IL SUICIDIO DI PERSEO redux)

Video relizzato a quattro mani con l'artista Luca Antonini, selezionato al DI.ART museo diocesiano d’arte sacra di Trapani



SINOSSI
XXXVI. è l’elaborazione rispettosa di un mito classico, che si tenta di cogliere nella sua primigenia autenticità sovrapponendolo ad un più masticato modello di mutazione, passaggio e metamorfosi.
L’interpretazione scolastica della storia di Perseo e Medusa ci ha abituati ad un eroe-ideale bello e buono che uccide un orrendo mostro-divinità di prima generazione per un motivo invero deboluccio (così poco convincente che non lo ricorda nessuno), con una tecnica, uno stile e un perché ben difficilmente giustificabili.
Il tutto a donare un quadretto inutilmente confortante, blando e tiepido e, in definitiva, privo di significato.
Tentiamo di guardare più in alto.
In questa rinnovata lettura del mito di Perseo si incontra un uomo che non può essere un eroe perché non è ancora un individuo, perché non è uno, perché non è integro, nel momento di partire alla ricerca di sé stesso, verso il cuore del centro di sé stesso.
Un uomo imperfetto, con paure, ansia, angosce fobiche, stupidità, noia, senso di inutilità, e bellezza, forza, gioia, coraggio, magnificenza, e voglia di farcela, di farcela.
Un burattino bugiardo che ti dice il vero. Pinocchio?
Perseo parte verso sé stesso per uccidere la parte di sé che gli impedisce di essere pienamente e autenticamente vero, e vivente e vivo, e libero, la Gorgone che lo vincola al luogo comune, alla meschinità, al pettegolezzo, alla malattia e alla morte.
L’antro del mostro è la casa dello stesso Perseo, perché ciò che per lui è mostruoso – il suo mostro personale – vive dentro di lui ed è lui stesso, figlio e fratello del nostro tempo, della standardizzazione, della massificazione, della catalogazione, della banalità, della volgarità, della pigrizia, delle nostre paranoie e della nostra voglia di affermazione.
Delle nostre menzogne istituzionalizzate.
Perseo quindi parte e si trova, e si affronta nel suo essere Medusa.
Non può guardarsi in faccia: non potrebbe reggere la vergogna e la sofferenza che questo gli arrecherebbe, né identificarsi con la propria pochezza e miseria.
Ma mostrando sé stesso a sé stesso con uno specchio magico – dono della Ragione – e innalzandosi, elevandosi su sé stesso potrà uccidere il sé sporco e inaccettabile che dorme e gozzoviglia nel profondo della sua anima.
Perseo decapita sé stesso, depone la sua stessa testa in una cesta e può finalmente abbandonare l’antro – la sua casa, la sua comoda casetta – ove viveva inchiodato alla normalità, per raggiungere le gioie di una vita reale.
 Pinocchio, svegliandosi, si accorse che non era più un burattino di legno, ma che era diventato, invece, un ragazzo.
Che non cercherà in un villaggio organizzato al 10 di corso Como in un viaggio in Messico in una happy hour in una serata al Casinò in un corso di iniziazione allo Zen bruciando dell’incenso comprando una gonna nuova mi ami tu mi ami tu mi ami tu perché non mi ami più? ma naturalmente e comunque in sé stesso, anche soltanto dall’altra parte della strada.
Le due sorelle di Medusa lo inseguirono, ma invano.
E questa volta Lucignolo è più solo e funesto che mai.
Alla ricerca del senso autentico del mito, quindi, Perseo e Medusa non vengono più presentati come esseri manichei, dicotomici e antitetici, facili simboli del bene e del male, ma come un tutto diviso scompostamente, privo di unicità e dalla lacerazione così forte da generare il mostro, la sofferenza, la noia, la sconfitta, il tono più basso dell’essere.
Con l’augurio a chi vorrà provarci di cercare e trovare in sé stessi la propria unicità.
Perché la vita è gioia, e sei immortale.